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Tre giorni per festeggiare un antichissimo ma ancora attuale strumento folk…la tammorra

Scritto da Annarita Pascale

Inizialmente definita a cantata e ‘a abballata ‘ncopp ‘o tammurro (canto e ballo sul tamburo), negli anni 70 il termine tammuriata entrò in uso in seguito al lavoro dell’etnomusicologo Roberto De Simone.
Si tratta di un linguaggio musicale antichissimo che risale a migliaia di anni fa.
L’esecuzione inizia con l’azione della tammorra, si tiene con una mano e con l’altra si percuote utilizzando in modo diverso la punta delle dita in modo da ottenere timbri diversi.
“All’inizio dell’ esecuzione il ritmo è più freddo, per cui occorrono una decina di minuti prima che si scaldi: deve prodursi cioè un clima tale per cui tutti i presenti sentono lo stesso ritmo, si muovono psicologicamente e fisicamente sullo stesso binario” (Rossi-De Simone, Carnevale si chiamava Vincenzo). I testi, tutti trasmessi oralmente, sono canti in forma di strambotti e quindi articolati a due versi per volta. Il canto può essere anche ritmato da altri modelli fonici, di solito versi di animali, usati come abbellimento.

La tammurriata è un ballo di coppia , in alcuni momenti uno dei due assume un ruolo aggressivo e si ha il momento più frenetico della danza: la “votata” (o rotella ) in cui i danzatori girano su se stessi o insieme.
Qualsiasi gesto si compie assume un significato che può essere compreso a pieno solo dagli stessi membri di una certa comunità di cui la tammurriata esprime l’identità culturale. Essendo un ballo contadino la maggior parte dei gesti sono spontanei e si riferiscono alla terra, alla vita contadina, oppure imitazioni di animali come il volo degli uccelli.
Il ballo è principalmente un ballo di corteggiamento quindi tra i danzatori c’è un gioco di sguardi, la ricerca del partner e infine la formazione della coppia.
Durante l’esecuzione della tammurriata non vi sono barriere tra i partecipanti della festa ma si formano spontaneamente dei cerchi all’interno dei quali si fondono suonatori, cantori e spettatori. Bisogna precisare che il ballo sul tamburo è anche un evento rituale individuale poiché il singolo danzatore tende ad esprimere la propria verità, i propri bisogni, i propri conflitti.
Allo stesso modo i cantori, oltre ad assumere un certo tipo di espressività possono improvvisare sulla base di modelli musicali tradizionali. Così “il cantatore popolare è tanto più valido per quanti più canti conosce, per quanta più fantasia adopera nell’usare i versi tradizionali, nel mischiarli, fratturarli, per quanto più riesce a usare modelli e variarli nel momento dell’esecuzione” (De Simone Roberto, Canti e tradizioni popolari in Campania).Quindi nessun canto viene eseguito allo stesso modo, nemmeno dallo stesso interprete.
A Somma Vesuviana nei giorni 2/3/4 giugno si avrà la Festa della Tammorra, strumento più popolare della nostra zona.
Ovviamente avremo anche altri strumenti quali: nacchere; triccaballacche; putipù; e tutto ciò che si richiama alla musica folkloristica.

Autore

Annarita Pascale

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