Natur@mente

Una cannuccia per la sete

Scritto da Andrea Tafuro

>Ci sono gadget che rendono la vita piu’ divertente e ci sono gadget che rendono la vita possibile.

Il prodotto che voglio presentare, oggi, ha guadagnato una menzione sul Time come una delle migliori invenzioni del 2005.


Se mantiene le promesse e le aspettative, Lifestraw (alla lettera ” cannuccia per la vita” ) può ambire a molto più che a una citazione.
Sviluppata dall’azienda danese Vestergaard Frandsen Group potrebbe offrire a milioni di essere umani, privi di acceso a fonti di acqua potabile, la possibilità di bere e di evitare ad esempio la gastroenterite che è la prima causa di decessi nel Terzo Mondo.

Il dispositivo, dal ridottissimo ingombro, e’ un kit completo per la purificazione dell’acqua, grazie ai sette strati di filtraggio che incorpora.
Tutto quello che viene richiesto è un’azione ” da bambini”: succhiare con la cannuccia acqua che, da imbevibile, entra in bocca libera da residui e particolati, soprattutto da eventuali batteri. Una combinazione di tessuti, utili per gli inquinanti solidi fino a 15 micron, e di filtri al carbone attivo e allo iodio per l’eliminazione di agenti patogeni come la salmonella, lo stafilococco aureo, la sighella e il famigerato escheria coli.

Non c’è bisogno di sostituire parti o cambiare i filtri per mantenere l’efficacia dello strumento. Anzi, Lifestraw è sigillata nei suoi componenti, i quali garantiscono la depurazione ottimale di settecento litri d’acuqa, più o meno quanto l’Organizzazione mondiale della sanità stima essere il consumo di un adulto in un anno.
Superata questa quantità basta procurarsi un’altra cannuccia, il costo è meno di tre dollari.
I test hanno dimostrato che Lifestraw riesce a rendere bevibile anche l’acqua salmastra: l’unica conseguenza è il dimezzamento di vita della cannuccia.


Controindicazioni?
In effetti, secondo quanto ammette l’azienda stessa, la presenza dello iodio nel sistema di filtraggio favorirebbe l’assunzione dello stesso in quantità che potrebbero essere eccessive per l’organismo.
Se non fosse che, data la persistente carenza di iodio nel regime alimentare delle comunità del Terzo Mondo, quello che qui sarebbe un effetto collaterale indesiderabile, là finisce quasi per diventare valore aggiunto.

Autore

Andrea Tafuro

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